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La gente è strana. E puttana.
Non esiste al mondo un altro posto come Fiorucci.


 

mercoledì, aprile 14, 2004

E allora ero solita ... 

E allora ero solita mangiare qualcosa al volo o fingere di essere invitata a cena, per evitare le solite discussioni serali sul mio andamento scolastico o le mie cattive frequentazioni. L'iter era quello comune a tutti gli esseri di sesso femminile, credo: mi chiudevo in bagno per truccarmi e vestirmi. Solo che, per me, il primo atto doveva assolutamente essere rappresentato dal trucco. Ed ora mi spiego: negli anni mi sono resa conto che la giusta successione è make-up / vestizione e non vestizione / make-up , come invece consigliavano i vari ragazzaIn o cioè. E' una questione di buon senso e di ordine: se ci si veste con una faccia che pare appena travolta da un tir, non ci si vedrà mai bene con nessun vestito. E via a tirar fuori dall'armadio giacche, pantaloni, maglie, gonne a oltranza ed avevo la sensazione che niente mi stesse bene. Conseguenza di ciò, oltre che un accenno di depressione, era un pavimento della stanza ricoperto di indumenti. E, siccome avevo una gran fretta di uscire, detti indumenti ivi giacevano per tutta la notte, finché, il mattino successivo - successivo ad una serata alcoolica o che altro - entrava mia madre e cominciava la litania dell'ordine e del rispetto verso gli indumenti (rispetto verso gli indumenti??) eccetera eccetera. Meglio, dunque, partire con il piede giusto, o, insomma, con la faccia giusta, stando attenti, ovviamente, a non macchiare la camicia bianca di fondotinta o di fard.
E poi suonava il campanello, ché tutti i miei amici non sono persone civili con un civile ritardo di dieci minuti o un quarto d'ora: no, loro arrivavano o dannatamente in anticipo o vergognosamente in ritardo. Nel primo caso sentivo il campanello dal bagno, magari proprio mentre avevo a che fare con il mascara che, da copione, sbavava. E allora di corsa in camera ad infilarmi le prime cose che mi venivano in mano per arrivare in soggiorno con in mano uno stivale, la borsa, la giacca, le sigarette e quant'altro: era rischioso lasciare per troppo tempo insieme amici e genitori, chissà cosa poteva venire fuori. (Seguivano, of course, cinque o sei entrate ed uscite per recuperare tutto ciò che nella fretta avevo dimenticato, in primis le chiavi di casa).
Le volte che, invece, si presentavano in ritardo, la scena cambiava e mi vedeva seduta sul poggiapiedi davanti alla finestra, bardata in giacconi o cappotti, che mi ostinavo a tenere addosso magari per mezz'ora, perché "tanto dovrebbero essere qui, arriveranno a momenti..." E invece non arrivavano mai, quei babbuini, e i miei erano liberi di prendermi in giro o, peggio, di tirar fuori quei maledetti voti scolastici. Senza contare le tipiche frasi di mia madre che ancora mi suonano in testa "ma come sei pallida... ma è il trucco? Hai le labbra bianche"...

scritto da francilastrega alle 23:04 | permalink | commenti (8)

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