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| mercoledì, aprile 14, 2004 E allora ero solita mangiare qualcosa al volo o fingere di essere invitata a cena, per evitare le solite discussioni serali sul mio andamento scolastico o le mie cattive frequentazioni. L'iter era quello comune a tutti gli esseri di sesso femminile, credo: mi chiudevo in bagno per truccarmi e vestirmi. Solo che, per me, il primo atto doveva assolutamente essere rappresentato dal trucco. Ed ora mi spiego: negli anni mi sono resa conto che la giusta successione è make-up / vestizione e non vestizione / make-up , come invece consigliavano i vari ragazzaIn o cioè. E' una questione di buon senso e di ordine: se ci si veste con una faccia che pare appena travolta da un tir, non ci si vedrà mai bene con nessun vestito. E via a tirar fuori dall'armadio giacche, pantaloni, maglie, gonne a oltranza ed avevo la sensazione che niente mi stesse bene. Conseguenza di ciò, oltre che un accenno di depressione, era un pavimento della stanza ricoperto di indumenti. E, siccome avevo una gran fretta di uscire, detti indumenti ivi giacevano per tutta la notte, finché, il mattino successivo - successivo ad una serata alcoolica o che altro - entrava mia madre e cominciava la litania dell'ordine e del rispetto verso gli indumenti (rispetto verso gli indumenti??) eccetera eccetera. Meglio, dunque, partire con il piede giusto, o, insomma, con la faccia giusta, stando attenti, ovviamente, a non macchiare la camicia bianca di fondotinta o di fard. scritto da francilastrega alle 23:04 | permalink | commenti (8) |
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