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| venerdì, aprile 28, 2006 Sempre in collegio, quella volta che mi sospesero con obbligo di frequenza (!), in aggiunta mi venne attribuita un'etichetta piacevole ma pesante, frutto di un abominevole (?) fraintendimento. Successe, infatti, che mi trovavo in corridoio, dopo aver ascoltato il verdetto della Metilde - la preside... sono convinta che per la descrizione di Jorge da Burgos ne "Il nome della rosa", Eco si sia ispirato a lei - non sapendo bene se tornare in classe ed ottemperare a quel ridicolo obbligo o se svignarmela dalle scale vicino alla segreteria ed infilarmi in camera sotto il piumone, quando passa la Pianosi, che insegnava arte alla mia classe (ero in seconda liceo) e lettere al triennio. La Pianosi era una di quelle prof. che si commuovevano facilmente e per recuperare un buon voto bastava riempiere un quadernone di greche, grechine, immagini ritagliate (poco importava se per riempire il suo quadernone ero costretta a ridurre in coriandoli il testo di storia), ma era anche una rompicoglioni collaudata, di quelle capaci di infierire nei momenti delicati. Di fatto mi vede lì in corridoio e mi chiede come mai non fossi in classe. Per giustificarmi le racconto la storia a modo mio, presentandomi come vittima di un sistema scolastico che non riusciva a stimolare la mia attenzione, la mia voglia di conoscenza... "Tutti quei libri che la mia prof ha inserito nella lista li ho già letti a otto, dieci anni... l'inferno di dante me lo sgranocchiavo alle medie... qua dentro mi annoio, invece che progredire regredisco ecc. ecc. ecc.". A quel punto lei mi gioca una carta imprevista: "Ah, so bene, cosa intendi... succedeva anche a me, finché non ho incontrato degli insegnanti che mi hanno guidato lungo la via del sapere... sai cosa facciamo... ne parlerò io alla preside: ti faccio auditrice: durante le mie ore di docenza potrai venire e partecipare alle lezioni di terza, che affrontano temi ed autori più moderni collegandoli alla storia ed alla filosofia. Vedrai, ti sentirai sicuramente più stimolata ed invogliata". Io, che invece mi sentivo semplicemente molto assonnata e paraculo, non capii immediatamente ciò che avrebbero comportato queste trasferte in terza, ovvero doppi compiti da svolgere, doppi riassunti, commenti, parafrasi ecc. 'Sta "funcia di minchia" (come la definiva affettuosamente la mia vicina di stanza, di Alcamo), me l'aveva messa... ma questo è il minimo. La cosa peggiore fu presentarmi la prima mattina in terza ed avere gli occhi di tutte le ragazze puntati addosso per due ore. Io che, nella mia classe con i banchi disposti a ferro di cavallo, ero riuscita a finire dietro la cattedra e di me non si curava nessuno, io che andavo a scuola in pigiama, nascondendomi sotto un'enorme giaccone di mio padre, con le cuffiette mimetizzate dai ricci, ora ero studiata da una ventina di alunne come se fossi un fenomeno da baraccone. Mia cugina, che frequentava la terza, appunto, mi disse che ormai avevo una fama di "genio" e, credetemi, in qualunque altro posto me la sarei potuta giocare bene (genio e sregolatezza: ci sarei andata a nozze...) mentre dalle orsoline, nel periodo dei paninari, dove tutto era soggetto a norma e bastava avere una borsetta diversa per essere guardati con sospetto, la genialità costituiva, più che virtù, condanna. Becca e bastonata: era destino anche allora.
scritto da francilastrega alle 12:34 | | commenti (5) giovedì, aprile 27, 2006 E già si vedono bandiere israeliane bruciate. E quelli che gridavano 1 - 100 - 1000 Nassiriya stanno avendo il loro contentino.
Ah già... ha vinto la sinistra.
scritto da francilastrega alle 14:46 | | commenti (10) domenica, aprile 23, 2006 I miei gatti ragionano per sillogismi... secondo loro "tutti coloro e solo coloro che entrano in questa casa ci offrono i croccantini. Tiziocaiosempronio sono entrati in questa casa, ergo ci daranno i croccantini". Non fa una piega... A loro bastano anche sillogismi imperfetti, tipo "Coloro che entrano in questa casa ci offrono i croccantini. Tiziocaiosempronio sono entrati in questa casa, ergo ci daranno i croccantini". E non mi si accusi di superficialità se affermo che i filosofi sono dei cialtroni, poiché potrei creare io un sillogismo... tipo "Colui che ragiona per sillogismi è cialtrone; i filosofi ragionano per sillogismo, ergo i filosofi sono cialtroni." E' imperfetto, poiché, chiaramente, esistono cialtroni che non ragionano per sillogismi. Mi sono incartata... Inoltre si potrebbe fare meglio... chi riesce a creare un sillogismo che accomuni gatti e filosofi (e li renda entrambi cialtroni)? Adinolfi, questa è una sfida rivolta a te.
scritto da francilastrega alle 13:35 | | commenti (7) giovedì, aprile 20, 2006 Lui non era mai piaciuto ai miei ed io vivevo quella non-storia come una non-giulietta, mentre luilì non ha mai pensato di essere un non-romeo. E del resto a quattordici anni ci si diverte di più a scorrazzare per l'isola con i vespini rubati, piuttosto che starsene sotto ai balconi a decantare amori. Non credo che l'antipatia di mio padre fosse gelosia: a lui non piaceva perché era sveglio, perché tossiva e ti tirava una manata di slaim verde come se fosse catarro, perché chiedeva alle vecchiette se potevano fargli un "sofegasso" con lo stesso candore con cui si può chiedere "che ora è?". "Mi ha detto Lorenzo che fuma gli spinelli..." e sicuramente negli anni si sarà fumato anche il prato di casa, ma a me non me ne fregava niente perché quello lì era stato il primo ad accorgersi di me, il primo che mi raccontava spontaneamente i suoi pensieri, il primo a pavoneggiarsi delle sue foto sul podio. Io avevo la felpa di snoopy e lui di jim morrison e questo spiega tutto. Qualcosa sta cambiando: a papà SJ piace. Non me l'ha mai detto esplicitamente ma, ovviamente, lo sento. "Salutami Sergio di qua, vieni su con Sergio di là..." Beh, non è che SJ sia meno sveglio... credo che alla fine si sia svegliato mio padre. Peccato ci abbia messo vent'anni...
scritto da francilastrega alle 13:06 | | commenti (6) Io ne ho sempre avuto il sospetto; la conferma che qualcosa non funzionasse nei programmi ministeriali mi è arrivata quando, giocando online a canasta con un americano, questi mi chiese "what time is it there?" "14:45 PM", risposi pronta così come imparai, suppongo, alla terza lezione d'inlgese in prima liceo. "Are you in the army?" "Why?" "Just in the army they say 14:45 PM". Ma perché ci insegnano cose che non servono a niente? Perché in tedesco so dire "Ich bin Krankenschwester von Beruf" = "Di professione sono infermiera" e non "Di professione sono grafica pubblicitaria" ?!?
scritto da francilastrega alle 12:16 | | commenti (4) 
scritto da francilastrega alle 11:54 | | commenti (4) mercoledì, aprile 19, 2006 Evvabbene. Non ne avevo ancora scritto poiché contavo di intraprendere un'azione ben più cattivella rispetto ad un semplice post in un weblog ma so già che non lo farò mai (sono troppo buona), dunque tanto vale raccontare questa storia qua dentro, tra amici, e farci una bella risata sopra (adesso). Prima che qualcuno tragga affrettate conclusioni, m'è d'obbligo fare alcune premesse. 1. Per quanti ancora non lo sapessero, sono trentina, io. Nonesa nella fattispecie. Il mio terrore delle valanghe deriva dal fatto che, da trentatrè anni, ogni volta che apro L'Adige (il giornale locale), leggo di qualcuno rimasto sotto ad una valanga. E non si tratta solo del solito turista pirla che parte mal equipaggiato o scarsamente edotto, ma anche guide alpine, esperti sciatori e scalatori, gente che magari pratica l'alpinismo o lo scialpinismo da sempre: la montagna non perdona nessuno... l'unica differenza è che, normalmente quelli più esperti sanno come comportarsi nel caso li travolga una valanga (anche se non è detto che la conoscenza sia sufficiente). Insomma, qui in Veneto è solo da pochi anni che sul gazzettino appaiono articoli su gente travolta da slavina, idem in tv, mentre io con questo fantasma ci sono praticamente nata. 2. Sempre per il fatto che sono nata in val di non, fino a pochi anni fa, per me, la montagna non era altro che un pezzo di roccia che mi oscurava l'orizzonte: ne davo per scontata la presenza (anzi, ne ero infastidita) e sciare, per me, non corrispondeva altro che mettermi ai piedi due tavole di legno con le quali correre più forte dei miei amici. Credo che, finché non mi sono trasferita qui a mestre, non mi sia successo una sola volta di fermarmi mentre sciavo per contemplare il paesaggio o roba del genere. Ne consegue che, per me, il terreno ideale per sciare fosse la pista, leggermente ghiacciatina, appena battuta, liscia come un biliardo: sciare = correre. Fuori dalla pista non si può correre come in dentro, non si può perfezionare la posizione e si rovina fondo e lamine. Ho cominciato ad uscire dalla pista solo quest'anno, dopo anni di scontri con SJ che, invece, se la cava davvero bene, faccio ancora fatica ad affrontare i diversi tipi di neve, mi allarmo quando sento un sasso sotto lo sci, mi cago sotto se lo strato di neve sotto ai miei piedi comincia a cedere.
Date queste premesse, per chi avesse ancora voglia, comincia il racconto vero e proprio. Succede insomma che, dopo anni di tentennamenti, cedo. A condizione, però, che con noi scenda un vero esperto, una guida alpina. SJ ed io troviamo in giro una locandina che pubblicizza un gruppo di guide alpine, tali XMOUNTAIN , ex componenti del famoso gruppo con oltre vent'anni di esperienza alle spalle, che hanno deciso di dare vita a una realtà nuova e modernamente organizzata per far fronte alla crescente domanda di professionalità e con l'obbiettivo di trasmettere passione, competenze tecniche ed emozioni a coloro che si avvicinano al mondo della montagna e a tutti coloro che desiderano migliorare le proprie capacità. La scuola, fondata nel 2003 a Verona, è composta da guide alpine e aspiranti guida di varie parti d'Italia, tutti accomunati dallo stesso spirito e dalle stesso standard qualitativo elevatissimo. (www.xmountain.it). La locandina proponeva un paio di giornate promozionali gratuite durante le quali sarebbe stato possibile essere accompagnati fuori pista in Marmolada, appunto, da una guida. Fantastico, ci mettiamo in contatto con questi e ci troviamo nel piazzale della funivia la domenica successiva. Il mio contatto si chiama Dario, ma è un tavolaro (snowboarder), dunque il mio gruppetto, composto da quattordici persone tra cui SJ, Sandro, Lorenzo ed io, sarà accompagnato da un'altra guida, un VICENTINO di cui non ricordo il nome (e me ne dispiace da morire). Dario mi presta comunque l'ARVA, SJ e gli altri avevano il proprio. Appena ci buttiamo fuori dalla pista, io spiego alla guida che non sono esattamente un'esperta, gli mostro come scendo e lui dice che non c'è problema, che non è difficile. Si comincia dunque 'sto Jumanji, ché, una volta intrapreso non si può più tornare indietro. Ovviamente io sono l'ultima della fila perché sono più lenta ed ho più paura. Tutto a posto per i primi duecento metri. Si scende uno ad uno e ci si aspetta. Poi, chissàcomechissàperché, il tipo parte, gli altri lo seguono, restiamo dietro io e i miei amici e chi si è visto si è visto. Fortunatamente, ripeto, i miei amici sono davvero bravetti e mi hanno segnato ogni singola curva, cosicché, dopo essere presa dal panico, in qualche modo sono arrivata giù. MA SE FOSSI STATA SOLA??? Da una GUIDA ALPINA non mi aspettavo proprio un comportamento del genere. L'ABC spiega che bisogna aspettare tutti, a maggior ragione se sono in difficoltà. Ci siamo contati, all'inizio, possibile che 'sto cretino se ne perda 4 e se ne vada tranquillamente a spasso?? Sono arrivata al Fedaia con i fumi che uscivano dalle orecchie, ho trovato un suo collega e gli ho detto che il suo ARVA l'avevo sepolto nel punto in cui mi ha mollata: che se l'andasse a riprendere (non era vero, ma una piccola vendetta ci voleva...). Ero decisissma a scrivere al CAI ed a tutti i vari Planet Mountain ecc., e forse avrei dovuto farlo ma sono la solita cazzara ed alla fine me la sono messa via.
Morale: 1. Un tempo provavo una specie di rispetto mistico nei confronti delle guide alpine, ora so che anche tra loro ci sono sia brave persone che grandissime teste di cazzo. 2. SJ e gli altri si sono rivelati molto esperti e comprensivi, dunque le prossime volte mi fiderò di loro. 3. Il mio amico Baffo del Tabià Palazza (un rifugio sul Padon, sotto il Capanna Bill, dove si mangia da dio), quando gli ho raccontato l'accaduto, mi ha posto una domanda illuminante: "E ti fai portare in fuoripista da uno di pianura?!?" Sagge parole.
scritto da francilastrega alle 19:52 | | commenti (3)
scritto da francilastrega alle 10:26 | | commenti martedì, aprile 18, 2006 I'll let the moon announce my arrival (I am alive) To every eye that cares to see Just working on the art of survival (but I wonder) Where do we go from here Survival - America
scritto da francilastrega alle 22:28 | | commenti Siccome SerJ non vuole sentir ragione e con lui non ne posso più parlare, questo è un post di sfogo, da prendere un po' con le pinze, un po' no. Il terribile misfatto è che IO ODIO LA MARMOLADA. Beh, non tanto la montagna in sé, quanto SCIARE in Marmolada. E' cominciato tutto anni fa, prima che sostituissero la vecchia funivia con la nuova, quella volta con gli skitrab montati a telemark: il cretino che mi ha passato l'ancora mi ha fatto ranare naso in giù. Ma questo è il minimo... Succede che ogni santa volta qualcuno tra SJ, Lorenzo e Sandro se ne esca con la solita domanda: "Facciamo un giro in Marmellata?"... e a me comincia già a mancare il fiato... Allora la butto... "mah, sono stanchetta, mi fa male la schiena, lo scarpone mi stringe, fa troppo freddo ecc"... solo che la stagione è lunga e mi dispiace che gli altri non ci vadano mai per colpa mia... allora cambio tattica: "Io faccio due o tre piste qui sul Padon, andate voi, ci si rivede quaggiù..." ma no, ché anche a loro dispiace lasciarmi sola. E allora cedo. E sbaglio. Me ne pento ogni volta. Il supplizio comincia in funivia, anche in quella nuova: io sono piccolina, unmetroesessantuno (mi si conceda di non arrotondare: quel centimentrino è la differenza tra me e mia madre e ne sono gelosissima): la mia statura corrisponde normalmente all'altezza delle altrui ascelle ed io vengo sistematicamente circondata da sei o sette energumeni tedeschi con il fiatone all'aglio dei quali, a seconda dell'intensità dell'olezzo, riesco a stabilire il numero di discese già effettuate. Al secondo troncone entro già in affanno. Al terzo vedo una specie di tunnel alla fine del quale si apre una luce dolcissima ed invitante, una signora vestita di azzurro e sei cherubini che mi chiamano... mi riprendo e mi rendo conto che chi mi chiama è SerJ incazzato solo perché sto letteralmente morendo di freddo. Catatonica, tachicardica, accenno la prima piega e mi rendo conto che il respiro arriva solo a metà strada e che per quanta aria gelida riesca ad inspirare, riuscirò ad immagazzinare una quantità di ossigeno talmente esigua da non soddisfare neanche lo sforzo per il respiro stesso. Subentra allora l'adrenalina, che mi consente di scendere il primo step, fino alla curva a sinistra, con tempi da coppa del mondo, ché, se solo arrivo giù, forse sopravvivo. Naturalmente, arrivata alla curva, due o tre saracche sono d'obbligo "Io questa pista la odio, ci casco sempre e me ne pento, porco di qua e porco di là, sto male, mi viene il vomito, ho già le acarole (dal dialetto della val di non, "le acarole" corrispondono alle bavette che precedono il conato). Sj si incazza e mi urla parole "Adesso basta lamentarti, vai piano, non devi entrare in affanno, fai un paio di curve e fermati a riprendere il fiato"... Lui non capisce che io il fiato me lo sto andando a riprendere a quota 2.200 e il prima possibile, che i cherubini mi stanno inseguendo, che le estremità delle dita delle mani si stanno cristallizzando, che a quota 2.200 c'è ad aspettarmi l'astuccio con le siringhe anti embolia e quindi DEVO CORRERE finché ce la faccio, finché la morte bianca non mi raggiunga. E tutto questo in pista... non oso raccontare di quel maledetto fuoripista in marmolada quando già vedevo i miei amici appendere ex voto, piccozzine ed una piccola targa "A Francesca, che tanto amava le sue montagne da volerci dimorare in eterno e cosissia" sul bordo del crepaccio nel quale prima o poi sicuramente sarei finita... Mai più, mai più, mai più. Sergio sostiene che io soffra per l'altitudine... sbaglia. Ché a Les Deux Alpes 3600 io stavo dadddio, altroché.
scritto da francilastrega alle 10:51 | | commenti (5) mercoledì, aprile 12, 2006 Che ieri sera il dottore m'ha detto che se al governo ci sono i comunisti, adesso, è colpa di quelli di Zelarino e Trivignano, che hanno votato non so quale partito del Nordest schierato a destra, il quale però non ha raggiunto la soglia di sbarramento e quindi non fa testo. La CdL ha perso le elezioni per 25.000 voti, i votanti del non so quale partito del Nordest sono stati più di 100.000.
scritto da francilastrega alle 12:29 | | commenti (5) martedì, aprile 11, 2006 Io li lascerei su tutti due... sai che spettacolo? Cinque annetti di dibattiti al vespashow. Uno che da del cazzone all'altro ed ai suoi elettori, l'altro che lo manda a remengo... sono mesi che mi passa per la testa questa specie di lungo reality della politica. Sai che figata... parlamento a porte chiuse, con telecamere ovunque, 24 ore su 24... camera dei tapini, camera dei nababbi, tugurio politico e, naturalmente, le nomination, la prova settimanale con il migliore della settimana (e il peggiore) e così via. Ne verrebbero fuori cose che la Selvaggia e la Ricciarelli manco si sognano (a proposito, non l'ho mai commentato ma a me la Luccarelli piace sempre di più: se come opinionista mi sembrava sottotono rispetto al blog, come partecipante è strepitosa: quando ha chiesto alla fabiani di andare nell'aia "visto che ci hanno dato i sassi, perché non andiamo nell'aia a lapidarci a vicenda" mi sono rotolata sul divano...). E poi, tornando al mio parlamento, - che per l'occasione dovrebbe trovare un nome più accattivante: dopo "la casa", "la casbah", "la cueva"... ci vuole un qualcosa di femminile... "la camera" è banale... magari "la room" o "la zimmer", roba del genere - credo che in cinque anni succederebbe una cosa fantastica: l'assuefazione. Assuefazione alla politica, ai premier, alle loro bordate, assuefazione anche ai reality stessi... e si sa: il mercato, a quel punto sarebbe costretto a tirar fuori qualcosa di nuovo ed ancora più spinto, qualcosa di diverso... magari qualcosa di serio.
scritto da francilastrega alle 11:21 | | commenti (1) |
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