! !
La gente è strana. E puttana.
Non esiste al mondo un altro posto come Fiorucci.


 

venerdì, ottobre 29, 2004

 

Brava brava Mariarosa ogni cosa sai far tu qui la vita è sempre rosa solo quando ci sei tu.

scritto da francilastrega alle 20:07 | permalink | commenti (4)

 

Premessa: NON E' UNA QUESTIONE DI FEMMINISMO.

Non mi sento affatto femminista, anzi, sono per un "maschilismo illuminato".

Questa faccenda, tuttavia, mi sta facendo impazzire: perché quando qua dentro manca la segretaria tutti si sentono autorizzati a chiedere a me?! Perché non chiedono ad Alberto? Io qua dentro sono "la grafica". Se avessi voluto avrei accettato il posto di segretaria di direzione ed avrei anche guadagnato di più. Ma, visto che grafica sono, non mi si può interrompere ogni cinque minuti per rispondere al telefono, aprire il cancello, fare caffè e trovare un lettore di floppy disc. SONO GRAFICA, LAVORO CON FILE CHE PESANO DAI 50 AI 300 MEGA: 1,4 MEGABYTE DI FLOPPYDISC NON MI SERVE NEANCHE A PULIRMI IL CULO. E piantatela di usarli anche voi, o provvedete a portarvi dietro i lettori.

scritto da francilastrega alle 12:06 | permalink | commenti (10)

giovedì, ottobre 28, 2004

 

Sono solo le dieci, questa nebbia spazza via il tempo e le distanze. Penso a mia madre, che è a Roma. Le ho telefonato prima, ha risposto Stefania: era al mercato… me l’immagino nella nebbia, tra le bancarelle. I riccioli ammosciati ne rivelano la fragilità. Come quella volta che litigammo e lei piangeva. L’abbracciai, le strinsi il volto sul petto e scoprii una testolina piccola sotto tutti quei capelli… mi fece tenerezza. Credo sia stata l’unica volta che in età adulta abbracciai la mia mamma.
E’ una donna forte. Capricciosa nel quotidiano ma capace di stringere i denti e rimettersi in gioco quando le cose vanno male. Forte davvero.

scritto da francilastrega alle 10:43 | permalink | commenti (12)

mercoledì, ottobre 27, 2004

 

Capitalia, Geronzi, La Loggia, L'Informazione, il Manifesto.
Ogni tanto fa bene rinfrescare le memorie.
Su Malvino.

scritto da francilastrega alle 09:38 | permalink | commenti (6)

martedì, ottobre 26, 2004

 

Per il prossimo week end sono a posto. Sabato si va alla fiera dello sport invernale a Modena (www.skipass.it) con sandro e Lorenzo (loro non lo sanno ancora ma verranno) e domenica in cazzeggio.

scritto da francilastrega alle 15:58 | permalink | commenti (3)

domenica, ottobre 24, 2004

 

La coda di paglia è un gran brutto attributo e per seguire la mia è meglio munirsi di pattini. Ne fossi stata priva forse oggi avrei segnato sul conto del comune di venezia la riparazione (o eventuale sostituzione) dell'alternatore della mia macchina. Premessa: la mia macchina è una Mercedes classe G (ho scritto classe, non punto), ovvero una jeep rossa che assomiglia vagamente alla camionetta dei pompieri. La mia G ha ventidue anni, e, considerando che l'età di un'automobile è paragonabile a quella di un felino domestico, posso tranquillamente definirla una grossa vecchia gattona rossa.
Sabato pomeriggio decido con SirJ di andare fino a Cittadella per far fede ad un voto espresso una quindicina di anni fa. Prima di uscire da mestre vengo fermata da una pattuglia di vigili urbani che, probabilmente imputando l'inquinamento di mestre agli automobilisti urbani piuttosto che ai camion sloveni del ventidue che passano indisturbati in tangenziale, sbattendosene altamente di bollini blu e revisioni, quasi sussurrando, mi spiegano che devono svolgere un controllo sulle emissioni gassose della mia macchina. Non c'è problema, in cosa consiste? Sbuca un carrellino rosso dal quale parte un cavo: si infila la sonda nel tubo di scappamento, si accellera e si rilevano i dati delle sostanze inquinanti emesse. Vabbene, dico io; faccio io, dice lui. Infila la sonda, si mette al posto di guida e tira una sgasata che se l'avesse fatto una qualsiasi altra persona non in divisa gli sarebbe arrivato dritto un manrovescio. Obietto che io non guido in quel modo, che quella macchina, la gattona rossa, non va guidata così. In effetti per le successive prove (il controllo va effettuato in tre tranches, a me ne sono servite circa dodici perché alla terza usciva regolarmente la sonda dal tubo di scarico) il piedino da cenerentola del vigile c'è andato più leggero. Tutto a posto: la gattona respira bene, anzi, respira perfettamente, potete andare, buona giornata.

Buona giornata sticazzi. Siamo SirJ ed io sulla macchina, ci guardiamo e "ma che è questa puzza di fogna??" "Mah, hai parcheggiato vicino al canale, sarà rimasta dentro." "Maroooò, ma è mefitica, sarà mica che ho pestato una merda?" "Boh, magari sono le mele dietro che sono marcite..." "ma figurati..." "boh... " E così arriviamo a Cittadella, nel parcheggio fuori dalle mura. "Senti Se', questa macchina ha qualcosa, non è possibile che puzzi di zolfo in questo modo". SirJ è l'uomo dalle mille risorse, apre la cassetta degli attrezzi (una specie di appendice alla sua mano), tira fuori il tester, apre il cofano, rischia l'asfissia e constata che il voltaggio della batteria si aggira sui 24 v. Seguono saracche intrascrivibili.

Bella, Cittadella. Da fuori, almeno. Fra un'altra quindicina di anni la vedrò anche all'interno delle mura. Forse. Ieri no, siamo dovuti tornare subito indietro mettendo in moto la macchina con la batteria, staccandola subito dopo e pregando che non si spegnesse in mezzo alla terza corsia in tangenziale. Domani, per andare al lavoro, dovrò farmi prestare la macchina e ciò comporterà che la ditta di SirJ rimarrà scoperta di una vettura, che i suoi operai dovranno portare la mia macchina dall'elettrauto per riparare l'alternatore che, alla sua veneranda età, probabilmente non versava di suo in ottime condizioni, ma che magari senza la sgasata del vigile avrebbe tirato avanti altri tre anni e beh, almeno fino a Cittadella mi avrebbe condotta.

scritto da francilastrega alle 18:26 | permalink | commenti (9)

venerdì, ottobre 22, 2004

 

Esco dall’ufficio per fumare una sigaretta. Passeggio nel cortile, un alito di vento fa scendere una pioggia di foglie. Lentamente, dondolando nell’aria. La primavera l’ho scoperta a Trento. A tentadue anni mi accorgo dell’autunno.

scritto da francilastrega alle 12:40 | permalink | commenti (2)

giovedì, ottobre 21, 2004

 

Sabato aprono gli impianti in Tonale. Spero non sia una pigna di mio padre per farmi trascorrere il week end in Trentino.

scritto da francilastrega alle 13:34 | permalink | commenti (5)

 

Per amore si fanno molti sacrifici. Per amore si può mentire. Ma la prossima volta che una delle sue amichette mi capita a casa alle dieci e mezzo con sportole piene di terrine a consumare la cena proprio quando io stavo per collassare sopra un portacenere, giuro che ritroverò la mia dignità e risponderò al suo finto candore. Non so casa, ma risponderò. Non so cosa, ma a Trento ero conosciuta come “Mina Vagante”.
PS: Per fortuna in frigorifero ci sono ancora otto provvidenziali camparini.

scritto da francilastrega alle 11:58 | permalink | commenti (7)

mercoledì, ottobre 20, 2004

 

E allora parliamo un po’ di Alto Adige. L’oroscopo pronostica un sagittario polemico. Io cercherò di limitarmi ai fatti. Merano è un posto assurdo. Un buco tra i monti in cui creativi ingegneri austriaci hanno reso la viabilità molto simile al gioco dell’oca (caselle con “torna al via” comprese) ma dove la gente è convinta di trovarsi a NYC. Certo, è gente all’avanguardia. Le persone, sia quelle di madrelingua tedesca (Tedesca? Gli stessi tedeschi - qvelli feri, ti Gemmania - non capiscono l’idioma farfugliato dagli autoctoni...) che quelle di origine italiana, vivono sovvenzionati dalle casse statali (le nostre tasche, parlando potabile): un pozzo senza fondo dove ognuno attinge legittimato dal ricatto di bombe e taglio pneumatici. Precisazione: a chi contesterà che da quelle tasche ho pescato molti soldi anch’io, posso degnamente rispondere che prima di spostare la residenza lassù, nonché dopo averla riportata in patria, ho versato in tasse gli stessi soldi che mi sono stati stanziati e che, se non ci fossero loro, pusillanimi teutonici, probabilmente il mio carico fiscale e quello di tutti gli altri italiani sarebbe meno gravoso.
L’Alto Adige vive nel concetto di Heimat, termine che designerebbe qualcosa di più del nostro “patria”: è un concetto che include la terra, le tendine rosse alle finestre, la stube, lo speck. Irridono noi italiani e si sentono molto colti, preparati. Del fatto che il Rinascimento italiano sia alla base della loro stessa cultura se ne fregano poiché non hanno la più vaga idea di ciò che sia stata la nostra storia. Gli altoatesini della precedente generazione sono stati bravi, molto bravi (a cesare quel che è di cesare...) a mettere insieme infrastrutture fondate sul concetto di Heimat ma i giovani non si rendono conto che si sono fermati là e che mentre parlano di europa unita non sanno mettere il naso fuori dai loro paesotti. Soprattutto non si rendono conto che la gente comincia ad avere la nausea a furia di tendine rosse e centrini, che prima o poi la provincia dovrà pagare le tasse sugli immobili che possiede e che allora quei soldini tintinnanti che ricevono puntualmente dovranno procurarseli con le loro MANI.
eheheh... mentre io starò seduta su una montagnola a guardarli mangiando wurstel e patate lesse.
Dieter, naturalmente non parlo di te.

scritto da francilastrega alle 15:25 | permalink | commenti (4)

martedì, ottobre 19, 2004

 

Cieli grigi come questo mi ricordano gli ultimi giorni di vacanza. Tornata dal mare, avanzava sempre quella settimana per prepararmi al rientro in collegio ed erano peggio quelle giornate che non il rientro in sé. Per lo più ero in stato di profonda depressione e nostalgia per gli amici del mare, per lo sci nautico, per le ore piccole. Mia madre mi correva dietro con maglioni, mutande e valige, urlando che ero la solita irresponsabile. Io, con mazzi di calzini burlingthon in mano, riempivo fogli di diario e lettere che non avrei mai spedito. Il secondo anno è stato il peggiore. Sapevo cosa m’aspettava (le suore, i turni per il telefono, la centralinista puttana, la canadese, quelle di terza, il freddo…), sapevo che la guia non ci sarebbe stata e che mi sarei sentita ancora più sola là dentro.
E poi c’erano i miei amori, che non avrei rivisto per un anno almeno. Tutte quelle lettere… mi chiedo a volte se qualcuno abbia mai scritto lettere così per me. Lettere mai spedite, conservate in teche consumate. Vorrei le lettere che mi spettano, vorrei che qualcuno avesse ritagliato fotografie con il mio viso magari nascosto dietro quello di un altro. Ritagli rosa di giornali con risultati di gare juniores conservati con cura mistica, tesserini sportivi scaduti, scatole di fiammiferi e braccialetti di corda. Io non credo che qualcuno abbia amato me con la stessa tenerezza, reverenza (feticismo?) che io ho riservato, per esempio, a Luca. Non credo che ci siano state persone affacciate per ore alla finestra aspettando solo che io passi, per rivolgermi un sorriso ed un ciao imbarazzato. E tuttavia, se sbagliassi, quei minuti, quelle lettere, quei saggi interpretativi della mia personalità li vorrei. In qualche modo mi apparterrebbero. Li leggerei commossa, regalerei all’autore quella carezza che io ho aspettato tanto, prima di lanciare tutto nel bidone sotto casa.

scritto da francilastrega alle 14:33 | permalink | commenti (8)

 

Buon compleanno, cara amica... (era un mondo adulto / si sbagliava da professionisti).

scritto da francilastrega alle 10:35 | permalink | commenti

lunedì, ottobre 18, 2004

 

Livefast ha cambiato casa, nome e tutto il resto. Lui forse se ne frega ma io resto in debito.

scritto da francilastrega alle 14:48 | permalink | commenti

giovedì, ottobre 14, 2004

 

Pensa che culo trovarsi a vivere questo periodo storico ed essere una persona di fede islamica, gay, di sinistra e magari con qualche disfunzioncina genetica… roba che hai lo stipendio assicurato per tutto l’anno.

scritto da francilastrega alle 18:40 | permalink | commenti (4)

 

Non eri tu che volevi partire
E non tornare più
Non eri tu che in fondo è come salire
Basta non guardar giù…
V. Rossi

scritto da francilastrega alle 14:39 | permalink | commenti (1)

 

E che c'avrei da scrivere?
Mah... sto aspettando che SirJ organizzi la spedizione in barca a vela. Si va in Norvegia, a risalire lungo i fiordi con le pelli per poi scendere a telemark.
E mo' crepate pure d'invidia.

scritto da francilastrega alle 10:04 | permalink | commenti (4)

mercoledì, ottobre 06, 2004

 

Corollario.
Sono un giovane di sinistra. Non capisco quando si parla di ideologia e quando si parla di giovani che abbracciano una corrente senza capirne i valori. Mi sento ferito nell' orgoglio, mica che ho la coda di paglia perché un tantino paraculo lo sono.
Sono un giovane di sinistra coraggioso. Infatti se lascio un commento di critica in un blog lo faccio anonimamente.

scritto da francilastrega alle 20:09 | permalink | commenti (7)

lunedì, ottobre 04, 2004

 

Dunque, vediamo se ho capito. Nell'immaginario collettivo giovanile essere di sinistra significa qualcosa tipo: mi alzo tardi, genio e sregolatezza, posso portare i capelli lunghi, la barba incolta e look sciatto. Posso fare a meno di sgobbare perché la mia società ideale si prenderà cura di me dal momento che io la ricambierò con le mie grandiose idee. Nel frattempo vivo da mami e papi, quei piccolo borghesi di merda. Mi dedicherò al sociale, aiutando i miei simili e anche i miei non simili. Ci metteremo insieme io, Tony, Bepy. Tony e Bepy metteranno i soldi ed io le idee. Ora però devo studiare. Posso laurearmi in vent'anni, durante i quali non smetterò di criticare le istituzioni che non versano sufficienti contributi alle università per mantenermi allo studio per i suddetti vent'anni. La sanità fa ugualmente schifo, tant'è vero che mi sento depresso. C'è solo da deprimersi in questo mondo liberista e per questo mi drogo. Droga e depressione sono mali sociali quindi mi faccio prescrivere dal mio medico di base sei o sette anni di terapia: devo parlare con uno specialista del fatto che tutti spremano le casse statali per i propri porci interessi. Sono pacifista e non violento. Per questo vado a manifestare in piazza qualsiasi cosa. Manifesto per nobili cause, io: la settimana scorsa sono stato con i miei amici pacifisti a manifestare contro la globalizzazione ed è stata un'occasione di riflessione, di socializzazione, di coraggio. Abbiamo partecipato al rito collettivo dell'ubriacarci insieme, abbiamo rigato tutti insieme venti o trenta automobili piccolo borghese, abbiamo sfondato due vetrine. Tutti insieme, all'unisono, senza padroni. Mica come quei porci fascisti che vanno allo stadio e si trovano a sfasciare macchine ed a sfondare vetrine. Sono di sinistra, sono creativo. Esibisco la mia arte per la collettività. Non voglio un soldo. La metto a disposizione del mondo intero, sul muro dietro casa o sul monumento in piazza, che risale all'epoca fascista, esterno la mia arte con lo spray. I miei acquisti sono rivolti solo a punti vendita equi e solidali. Costano tipo il sessanta percento in più ma tanto mamma e papà capiscono che i soldi che esproprio loro finiranno nelle casse di qualche cooperativa che creerà posti di lavoro equi e solidali a loro volta. Però in effetti 'sti cibi biologici sono un po' insipidi. Meglio ciulare a mia sorella quelle tavolette di Kit Kat Nestlé. Trattasi nuovamente di esproprio, crunch crunch. Meglio che li mangi io piuttosto che le povere madri ruandesi, che poi si abituano. Meglio morire di fame con dignità piuttosto che cibarsi dei cibi delle multinazionali o con alimenti geneticamente modificati... sono certo che la pensano così anche loro, tra un rantolo di fame e l'altro.
Sono di sinistra, penso con la mia testa, io. Gli eroi me li scelgo da me. Poco importa se non ero neanche nato ai tempi di Guevara, poco importa se la sua vicenda si svolge in un altro continente. Era un grand'uomo. Quando mi sarò laureato mi informerò anche sulla sua storia. Lo farò direttamente da cuba, tra una ciulata e l'altra. Perché là le ragazze non sono mica come da noi: a loro piace, sono sociali. A loro piace andare a letto con uno brufoloso e sgraziato come me, non lo fanno per i soldi che papi e mami - quei piccolo borghesi di merda - mi daranno per andare a Cuba a studiare il Che: hanno una cultura diversa. Infatti ti ospitano a casa loro. Ti cercano loro. Ti amano tanto che ti seguirebbero ovunque. Soprattutto a casa tua, in Italia. Si innamorano davvero, loro.
Sono di sinistra, io, mica paraculo.

scritto da francilastrega alle 19:49 | permalink | commenti (22)

venerdì, ottobre 01, 2004

 

Questo post è per il mio caro amico Guido. Mo' gli faccio vedere io chi scrive bene.
Da L'Indipendente di oggi

"E' evidente, ce le hanno restituite senza testa".

Questa cosa qui è talmente ben scritta che m'ha accompagnata per tutta la giornata. Avrò ripetuto questa frase duecento volte, duecento volte mi sono complimentata con il Dottor Castaldi (l'autore, un giorno te lo presento, Guido) ed altrettante duecento volte ho riso di gusto.

scritto da francilastrega alle 19:08 | permalink | commenti (3)

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