! !
La gente è strana. E puttana.
Non esiste al mondo un altro posto come Fiorucci.


 

giovedì, settembre 30, 2004

 

Come quando ti cade il posacenere pieno sul divano di alcantara bianca e non hai l'aspirapolvere
Come quando fai duecento chilometri per comprarti un paio di scarpe e alla cassa ti accorgi di aver lasciato il portafoglio in un'altra borsa
Come quando vedi la locandina di quel concerto che aspetti da una vita e scopri che è stato la sera prima.
Come quando fuori piove.
(Potrei aggiungere... come quando hai un colore di cuori e il tuo amico ne ha uno di picche).

scritto da francilastrega alle 21:16 | permalink | commenti (8)

martedì, settembre 28, 2004

 

Questo qua mi sa che mi tocca linkarlo subito... Il bar del Pillowsky... una cosa è certa: là dentro si beve, ma sul serio. Quindi l'invito è per tutti gli sbevazzoni della blogsfera (ho scritto blogsfera per la prima volta - e l'ultima).

scritto da francilastrega alle 23:09 | permalink | commenti

venerdì, settembre 24, 2004

 

"Amavo l'aria e il vento,
non avevo tempo per fermarmi di fronte alla morte,
lei, benigna, si è fermata per me!"

Il cuore di una persona davvero speciale ha cessato di "correre" una sera d'autunno. Con lui, hanno smesso di "correre" idee, progetti e programmi. Sono rimasti "solo" ricordi. Tanti, tantissimi ricordi, e tutti di valore indiscusso. In una vita troppo breve questa persona mi ha inseganto l'importanza dell'amicizia, la lealtà che ne comporta e il valore inestimabile di essa. Questa persona era unica al Mondo, lo siamo tutti, ma il suo caso era davvero speciale. Lo abbiamo perso per sempre, ma per sempre il suo ricordo sarà inossidabile.
Ciao Simone....

utente anonimo

scritto da francilastrega alle 19:06 | permalink | commenti (4)

giovedì, settembre 23, 2004

 

Fanculo.
Non doveva andare così. Stente ben e pisan lonch va bene ma io non riesco proprio a buttarla giù. Mik, grazie per il commento. Ci sentiamo presto. Per ora mi fermo qui.


scritto da francilastrega alle 19:26 | permalink | commenti (2)

lunedì, settembre 20, 2004

 

Che cazzo ne sai tu, giornalista de l'Adige? Perché dalle tue parole non appare la bontà, la gentilezza, il sorriso del Sorcio? Perché parli di amici attoniti invece che di amici disperati, come me?

Certo, tu non puoi sapere ma a me questo tuo articolo non piace per niente, anche se non ne hai colpa.

L'articolo vero comincia così:

Ladies and Gentlemen... SIMON & Garfunkel. Si incazza il Sorcio se lo si chiama Simon. Ma non con me. Per me il Simone ha sempre un sorriso e una cazziata in serbo. Come dire "Ma cazzo, Frenci... che cosa combini?" (ma ostia, Frenci, che fas su po'?). Anch'io mi incazzo quando mi chiamano Frenci. Non sono mica americana. Ovviamente non mi incazzo con il Sorcio. Ce l'ho qui davanti a me la foto del Sorcio. Gliel'ho fatta l'ultima volta che l'ho visto. Eppure non riesco comunque ad inquadrare il suo viso. Sento solo la sua voce, distintamente, lo sento imprecare, bestemmiare, scherzare. Lo sento rimproverarmi, con quel suo tono da sberleffo e la sua finta rassegnazione.

Quando ero piccola e non riuscivo a ricordare i tratti di un volto mi rattristavo perché ero convinta che non avrei incontrato quella persona per un lungo periodo. Viceversa, se riuscivo a mettere insieme i dettagli - occhi, naso, bocca - allora di lì a pochi giorni l'avrei incontrata.

Forse avevo ragione.

Il Simone (perché da noi montanari si usa così: si antepone l'articolo, anche al nome proprio) in moto ci andava bene. Aveva manico. Ha corso in pista e l'ho conosciuto proprio guardando la due e mezzo a casa dell'Alberto. Gli ero simpatica, anche se, diceva, avevo i soldi. Proprio così, brutalmente, me lo disse. Ora rido, pensando a quanto ho insistito per fargli capire che anche la Laura è una brava persona, anche se ha perfino più soldi di me (fargli intendere, invece, che io di soldi ne possiedo ben pochi è stata impresa vana). Ci ho passato serate a discutere, sulla sua macchina, davanti al cancello di casa mia. Testardo come un mulo. Però si addolciva e se mi trovava a piangere mi dava uno sberlone ma poi mi abbracciava perché, non so come, ma riusciva a capire più cose lui di me di quante ne capissi io. Per Alberto invece era davvero un fratello. E Alberto questa mattina m'ha telefonato. Era a cena da lui, ieri sera. Sono preoccupata per lui.

Ma cazzo, Simone, porca troia. Non so più cosa scrivere. Mi vengono solo in mente frammenti che non riesco a mettere insieme. Come quella volta che ti hanno pettinato come Dylan McKey. O quella sera che ci hai provato, o tutte le volte che abbiamo trascinato l'Alberto a casa per evitargli un incidente o una rissa...

Ladies and Gentlemen, the show must go on. Simon is dead and Garfunkel has get old.

scritto da francilastrega alle 20:46 | permalink | commenti (5)

 

L'adige - 20/09/04
Schianto a Grumo: la vittima è Simone Gasperetti, 30 anni
La moto impennata come un cavallo mentre la velocità aumenta. Ma poi qualcosa va storto. Il mezzo invece che tornare docilmente a mordere con le due ruote l´asfalto, sbanda verso destra. L´Aprilia di grossa cilindrata con assetto sportivo finisce contro due pali di ferro che delimitano la carreggiata. È un inferno. Il pilota esce massacrato dall´impatto. Giace inerme, disteso a terra. La sua compagna è poco distante, ma almeno lei dà segni di vita. Ai soccorritori che per primi ieri sono accorsi sul luogo dell´incidente a Grumo, subito dopo il ponte sull´Adige di fronte al supermercato Viva, si è presentata una scena agghiacciante. Purtroppo, nonostante il prodigarsi dei sanitari, il centauro moriva poco dopo durante una disperata corsa in ambulanza verso l´ospedale Santa Chiara di Trento. La vittima è Simone Gasperetti, 30 anni, da poco domiciliato a Grumo ma conosciuto soprattutto a Mezzocorona per la sua attività di gruista. Se l´è cavata invece la sua compagna rumena, Joanna, che viaggiava al posto del passeggero.
L´incidente è accaduto ieri sera poco dopo le 20. L´Aprilia aveva appena superato il ponte sull´Adige quando il mezzo si è impennato. Non è chiaro se la manovra sia stata deliberata o indotta dalla potenza del motore. Di certo, perché questo hanno riferito due diversi testimoni, la moto ha impennato. Per 20-30 metri ha continuato la sua corsa su due ruote. Poi il centauro ha perso l´equilibrio e il mezzo ha piegato verso destra andando a centrare in pieno due pali di ferro. I due dissuasori di sosta, così vengono definiti in gergo automobilistico, sono stati divelti, sradicati dall´asfalto. Proprio l´urto contro uno di questi pali ha prodotto traumi gravissimi al centauro.
Sono stati i vicini di casa a chiamare il 118. L´ambulanza si è precipitata a San Michele all´Adige. Il giovane era in arresto cardio circolatorio. Per questo le manovre di soccorso sono iniziate subito, sul posto. Per dieci minuti buoni i sanitari hanno tentato di tutto per rianimare Gasperetti. Per un attimo si è acceso un barlume di speranza quando il cuore del giovane pareva essere ripartito. A questo punto l´ambulanza si è diretta a tutta velocità verso il Santa Chiara, ma nel corso del viaggio il cuore si è fermato ancora, questa volta per sempre. Meno gravi, invece, erano le condizioni della compagna di Gasperetti.
Sul luogo dell´incidente sono accorsi anche i carabinieri della locale stazione insieme ai vigili del fuoco volontari di Grumo e San Michele. Il ponte è stato chiuso mentre le auto venivano deviate verso l´autostrada. Intanto una pattuglia della stradale e i vigili urbani di San Michele cercavano di ridurre i disagi per il traffico. Caschi, giacche, borse dei due motociclisti erano sparsi lungo la strada. Uno spettacolo straziante, specie per alcuni amici di Gasperetti accorsi sul posto. In silenzio, attoniti, attendevano una notizia positiva rimbalzata dall´ospedale. Invece poco dopo è arrivata la telefonata che nessuno avrebbe voluto sentire: Simone non ce l´ha fatta.

scritto da francilastrega alle 19:03 | permalink | commenti (2)

sabato, settembre 18, 2004

 

"Scrive sempe e sta' cuntenta:
io nun penzo che a te sola...
Nu penziero mme cunzola,
ca tu pienze sulamente a me...
'A cchiù bella 'e tutt''e bbelle,
nun è maje cchiù bella 'e te!

Oje vita, oje vita mia...
oje core 'e chistu core...
si' stata 'o primmo ammore...
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!"

scritto da francilastrega alle 14:11 | permalink | commenti (1)

 

Egregio Direttore de "il Foglio",
Un appunto da una lettrice fedele. Ogni mattina passo in edicola ad acquistare il Suo giornale: mi sono messa d'accordo con l'edicolante perché la distribuzione, qua in Veneto, è sommaria e capitava di trovarlo un giorno sì e due no.
Lo compro per ciò che scrive la mia amica deficiente, per le lettere al direttore (anche se a Boncompagni preferivo Feltri e da un mese in qua manca una presenza fissa che tanto mi dilettava), per i pezzi di Buttafuoco.
E tuttavia nessuna delle sopraccitate penne in realtà smuoverebbe la mia proverbiale pigrizia se non ci fosse un motivo forse meno nobile ma sicuramente, per me, più gratificante: il piacere di aver letto un quotidiano intero. Il Foglio, per me, è un bignami ben fatto. C'è tutto, concentrato. Meno parole per esprimere più concetti. La sera mi corico fiera di me perché, come gli intellettualoni, sono riuscita a leggere tutto un quotidiano, parola per parola. Il Foglio mi fa sentire un po' meno ignorante.
Per questo motivo, Direttore, Le chiedo di restare fedele al taglio del suo giornale. Da quache tempo, infatti, il Foglio non è più un foglio. Inserti di qua, mezze pagine volanti... ultimamente non riesco più a leggere TUTTO. Ci resto male, ne va della mia autostima.
Dottor Ferrara, non faccia de il Foglio i Fogli. Si sprecano già troppe parole.

scritto da francilastrega alle 14:11 | permalink | commenti (4)

martedì, settembre 14, 2004

 

Oh insomma, basta con queste ipocrisie. Ora lo scrivo: A ME GLI ARABI NON PIACCIONO. Mi sono antipatici, non amo la loro cultura, non amo le loro vesti, non amo le loro usanze.
E allora? Mica ho detto che li voglio sterminare. Probabilmente io agli arabi sono a mia volta antipatica ma se loro esprimessero la loro opinione su me non farebbero poi tanto clamore.
Mi fanno pena, certo, questi uomini massacrati dal loro governo, dai loro fratelli terroristi. Mi fanno pena ma non mi piacciono.
La parola Islam mi evoca solo sangue, schiavitù, sottomissione. Non amo neppure il cattolicesimo ma l'islam mi irrita proprio. Forse proprio per la sua inviolabilità. Già... si può offendere cristo ma non maometto.
E lo so che sono concetti qualunquistici. Lo so che altre mani hanno già esposto tutto quello che c'era da scrivere in merito. Ma quelli sono grandi nomi. Io sono la signora nessuno che vuole solo esprimere le proprie idee senza passare per assassina. Non ho ammazzato nessun musulmano, non lo farei se non per difesa (anche se temo che andando avanti così prima o poi dovremo difenderci tutti), vivo in una società che ritengo più evoluta della loro e in nome della libertà della mia cultura mi sento autorizzata a dire che gli arabi che ho conosciuto e il mondo musulmano in generale non mi piacciono.

Ecco. L'ho scritto.

scritto da francilastrega alle 20:50 | permalink | commenti (22)

lunedì, settembre 13, 2004

 

Ma che ridere. Con gli anni ho capito che io, se non sono personalmente coinvolta, dei nomi illustri me ne sbatto allegramente. Fin da piccola, quando diedi dell’ermafrodita al dottorone amico di mamma e dell’attempato al funzionario delle imposte del mio paese.
Ciò che solo ora sto realizzando, invece, è il fatto che questo mio atteggiamento piace. Conquista. C’è stato un periodo, anni fa, in cui ho decisi di punto in bianco di sbattere in faccia a persone con le quali avevo dei conti in sospeso, ciò che davvero pensavo di loro. Mi ritrovai seduta ai tavolini di caffè all’aperto a dare del pirla, dell’idiota, dello stronzo. Col sorriso sulle labbra, ma fermamente. Ebbene, nessuno, tra quei malcapitati, ne ebbe a male. E più la persona svolgeva un ruolo importante nella società, meno mi sono sentita a disagio nell’esprimere la mia opinione. Educazione o coda di paglia?
Questa mattina ho avuto a che fare con il direttore della SOA, nonché membro, non so a quale titolo della PMI veneta. L’ho steso d’amble. M’è bastato un acronimo: consip. Come la mettiamo?
E’ proprio vero che pesce mangia pesce.

scritto da francilastrega alle 21:33 | permalink | commenti (5)

mercoledì, settembre 08, 2004

 

Il gatto sulle ginocchia che ronfa. Sei chili e mezzo di dolcezza.

scritto da francilastrega alle 22:10 | permalink | commenti (17)

martedì, settembre 07, 2004

 

Un'altra serata dallo psicologo. Cheggioia.

scritto da francilastrega alle 18:54 | permalink | commenti (7)

 

LA REALTA’ DE LA VITA DE L’OMO
In prinsipio Dio crea el musso (l'asino) e ghe dise: “Te sarè musso, te lavorarè sensa mai lamentarte, dall’alba al tramonto, portando pesi su la gropa, te magnarè erba, no te gavarè l’inteligensa, te vivarè fin a 50 ani e te te ciamarè musso”.

El musso ghe risponde:”Sarò musso, però arivare fin a 50 ani l’è massa, damene 20, che i me basta”.

El Signore ghe dise:”Va ben”.

Dopo Dio el crea al can (il cane) e ghe dise: “te sarè can, te difendarè la casa de l’omo, te sarè el so migliore amico, te magnarè quelo che al te darà e te vivarè 25 ani e te te ciamarè can”.

El can ghe risponde:”Signore, vivare 25 ani l’è massa par mi, dame 10 ani che i me basta”.

El Signore ghe dise: “Va ben”.

Alora Dio crea la ssimia (la scimmia) e ghe dise “Te saltarè de ramo in ramo fasendo la paiassa (la pagliaccia), te divertarè tutti e te vivarè 20 ani e te sarè ssimia”.

La ssimia alora ghe dise:”Signore, vivare 20 ani l’è dura, damene solo 10 che i me basta”.

El Signore ghe dise: “Va ben”.

Finalmente dio crea l’omo e el ghe dise: “Te sarè omo, l’unico essare che rasona sula facia de la tera, te usarè l’inteligensa par comandare le bestie, te dominarè el mondo intero e te vivarè par 20 ani”.

Risponde l’omo:”Sarò omo, però vivare 20 ani me pare pocheto. Dame i 30 che el musso ga rifiutà, i 15 che al can non l’ha volù e i 10 ani che la ssimia no l’à acetà.

El Signore ghe dise: “Va ben”.

Da alora l’omo el vive 20 ani da omo, el se sposa e dopo el passa 30 ani da musso lavorando come un danà e portando tuto el peso de la so fameia su le spale. Dopo, quando i fioi va per conto suo, el vive 15 ani da can, tenendo la casa e magnando quelo che ghe vien dà par deventare vecio e andare in pension a vivare 10 ani da ssimia saltando de casa in casa, de fiolo in fiolo, fasendo el paiasso (pagliaccio) par divertire i nevodi (nipoti).

Che la sia bela o bruta, questa l’è la fine de la storia de l’omo.
Diseva cussì un vecio sagio venessian.

Arnaldo Cavallari – Una vita al sole – 2004 – Promomedia communications di Bergantin Giuseppe & C. - Padova





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lunedì, settembre 06, 2004

 

mioddio...

scritto da francilastrega alle 19:31 | permalink | commenti (2)

venerdì, settembre 03, 2004

 

Ohibò... record d'accessi qua dentro. Mi dico "questa volta ho scritto un capolavoro"... seee... mi ha linkato personalità confusa. Che ringrazio (anche se la mia autostima ha subìto un duro colpo).

scritto da francilastrega alle 18:17 | permalink | commenti (6)

 

Non so quante donne abbiano avuto, in vita loro, l'onore di essere definite "musa" di un artista. A me capitò a Palazzo Reale, a Milano, in occasione della mostra di Notargiacomo.
Con la Rai che ci riprendeva Gianfranco mi illustrò personalmente opera per opera e, mi definì, appunto, sua musa.
A me Amanda Lear mi fa un baffo.

scritto da francilastrega alle 13:00 | permalink | commenti (5)

 

Futitinne.

scritto da francilastrega alle 10:37 | permalink | commenti (1)

giovedì, settembre 02, 2004

 

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

orsoline
Cara Amica,
Mi scrive mia cugina ricordandomi la riunione plenaria al Faloria. Io, senza te, non ci vado. Con te potrebbe essere divertente. Irriverente. Scoppiettante. Gaudente... Deficiente.
Sappimi dire.






scritto da francilastrega alle 19:06 | permalink | commenti (1)

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