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| giovedì, maggio 29, 2003 C'è un posto qui a Mestre dove, quelle poche volte che mangio fuori, mi trovo a mio agio. Non so neanche come si chiami, sta vicino alle poste. Il titolare è un omone che ha tanto del motociclista, ma sgrezzato, buongustaio. Ci sono dei tavolini all'aperto ma non c'è molta gente e mi piace sedermi là, mangiare un piccolo panino (ha dei prosciutti eccezionali) e bere un bicchiere di vino. Oggi sono andata a pagare tutte le mie bollette ed a spedire il CUD alla commercialista, quindi ho pranzato lì con un panino croccantissimo al San Daniele ed un bicchiere di Bardolino che secondo me aveva più dell'Amarone... ma mi fido dell'omone e ci credo. Ottimo, in ogni caso. Ora sono leggermente intontita dal vino e riprendo in mano le correzioni che il capo mi ha imposto con maggior spensieratezza. scritto da francilastrega alle 14:52 | permalink | commenti (7) Io sarei anche una brava grafica. Ma ho due problemi. Il primo è comune al mio mondo: sono stufa. Sono stufa di capi, clienti ed incompetenti vari che mi dicono quello che devo fare o che mi fanno cambiare i lavori. Se metto una linea in una certa posizione questa ha un senso, fosse anche solo un senso armonico. Se me la fanno togliere tutto il layout crolla. Vorrei dire spesso: sono io l'esperta qui e questa linea rimane. Ma ho un grosso difetto: sono una gran cialtrona fancazzista. Quindi per quieto vivere tolgo la linea e chissenefrega. A volte mi sento frustrata per questo, altre no. Un altro mio difetto è quello di fare sempre tutto all'ultimo minuto. Posso avere due mesi per sviluppare un lavoro ma tanto lo prendo in mano gli ultimi due giorni disponibili. Lavorare sotto stress ormai è diventata un'abitudine e non riesco a farne a meno. Anche ora sono qui che scrivo sul blog e tra un'ora devo spedire un esecutivo che devo ancora finire. Tra una mezzoretta sono sicura che starò correndo come una pazza per finire in tempo. Di solito ci riesco. scritto da francilastrega alle 12:35 | permalink | commenti (3) Martedì il dottore mi ha fatto il test dei colori. Alla fine ha sentenziato che possiedo SCARSA RECETTIVITA' AMBIENTALE (o qualcosa del genere). Un 15/20%... mi sa che sono messa male... Non mi ha ancora svelato, invece, gli esiti del test sulle macchie... comunque non ci ho visto solo farfalle e pipistrelli... ci ho visto un sacco di cose gotiche, piante carnivore, streghe, gatti con le piume in testa, regine ming in reggiseno verde e boa di struzzo fucsia... perfino la torre Eiffel (ma il dottore mi ha detto che questa della torre eiffel non è così originale). scritto da francilastrega alle 11:51 | permalink | commenti (7) E adesso vado a fumarmi una sigaretta in pace. Niente telefoni, niente rumore di computer... me ne vado in bagno, mi siedo sul copritazza e mi fumo tutta una marlboro 100's in sempiterna e cosissia. scritto da francilastrega alle 11:28 | permalink | commenti Olha que coisa mais linda / Mais cheia de graça / E' ela, a menina / Que vem e que passa / Num doce balanço / Caminho do mar... / Moça do corpo dourado / Do sol de Ipanemav O seu balançado / E' mais que um poema / E' a coisa mais linda / Que eu ja vi passar / Ah, porque estou t8o sozinho / Ah, porque tudo è tão triste / Ah, a beleza que existe / A beleza que não è so' minha / Que tambem passa sozinha... / Ah, se ela soubesse / Que quando ela passa / O mundo sorrindo / Se enche de graça / E fica mais lindo / Por causa do amor... / (vinicius de moraes - garota de ipanema) scritto da francilastrega alle 09:55 | permalink | commenti martedì, maggio 27, 2003 Se mai metterò in piedi uno studi pubblicitario o una qualsiasi altra attività, devo ricordarmi di prestare particolare attenzione ai bagni. Negli ultimi anni ci ho trascorso parecchio tempo. Ogni singolo cesso possiede la propria personalità, ognuno di essi ha costituito la scenografia di momenti ben precisi nella mia storia professionale. A Merano all’inizio si stava in una villa. Il bagno, dunque, era il tipico servizio domestico: lavandino, wc, bidet, vasca da bagno. Era buffa però (e anche un po’ schifosa), la funzione di dispensa che col tempo aveva assunto. Proprio di fronte al wc, infatti, c’era un armadietto con sopra le due macchinette del caffé: quella espressa e quella per il caffé tedesco (...ovvio). All’interno dell’armadietto, oltre alla carta igienica, un centinaio di diverse miscele per il tè: ogni tanto Dieter arrivava con una miscela nuova consigliata dalla sua cricca di pseudo medici di zurigo. Crackers, formaggi spalmabili, vaschette con rimasugli di pasto cinese, salse, stoviglie... tutto in bagno e tutto davanti alla tazza. Quando ci siamo spostati in zona industriale avevamo talmente tanto spazio che un locale intero è stato adibito a cucina. Per questo niente cibarie in bagno. Ma le stoviglie ci sono rimaste perché quello era l’unico posto dove fosse possibile lavarle. Tuttavia, in zona industriale, il cesso per me costituiva un vero e proprio pensatoio. Avevo i miei libri, le mie riviste... ci passavo le ore. Molte volte, inoltre, il venerdì dovevo partire per il week end direttamente dall’ufficio, quindi mi portavo shampoo e phon, mi sdocciavo in bagno e mi asciugavo i capelli in sala ritaglio. In Claim il bagno per me era il rifugio dove piangere. Davvero io ogni tanto dovevo alzarmi dal posto di lavoro e correre al cesso per piangere. I bagni in Claim erano sterili e non ci potevo fumare, anche se c’era sempre un puzzo tremendo di deodorante alla vaniglia che qualcuno si ostinava a comperare. Dove sto lavorando adesso non è male. Un bagnetto tranquillo, dove posso fumare e sedermi sulla tazza per pensare. Niente riviste o libri, niente stoviglie ma poco male... a volte c’è il clarino della scuola di musica qua accanto che mi offre l'ispirazione. scritto da francilastrega alle 11:01 | permalink | commenti (6) Ogni anno quando torno ad Albarella scopro che qualcuno ha deciso di vendere la propria casa o affittarla. Da piccola questo esodo costituiva una tragedia. Adesso mi tocca meno, ma quando penso a tutta la gente conosciuta là di cui non ho più notizie mi sento triste. Ma quell’isola è una specie di società segreta e mi capita anche di ritrovare persone che magari conoscevo solo di vista e parlare con loro come se avessimo trascorso l’infanzia insieme. Quest’anno ho sciato tutta una giornata con la sorella di un amico che, appunto, non viene più in isola. Lei è della generazione precedente la mia, ma una volta collocata entro questo spazio temporale sono riuscita a tirare avanti tutta una conversazione semipettegola sui suoi coetanei, che a loro volta conosco solo di nome o di fama, magari. Un’altro spunto di conversazione, da sempre, è l’anno di approdo in isola. Come l’anziano della tribù, così l’anziano dell’isola gode di rispetto da parte dei membri più giovani. Io personalmente metto piede ad albarella da quando avevo sei anni ma la casa i miei l’anno acquistata nel 1985. Comunque, per quelli della mia generazione, sono un’anziana - il problema è che incomincio ad essere un’anziana anche su altri fronti.... ;) - scritto da francilastrega alle 10:18 | permalink | commenti (2) lunedì, maggio 26, 2003 Questione cromatica o metafora ben riuscita, non so. Di fatto però, con l'espressione "...le signore in biondo miele che affollano la mia vita", Robba (http://robba.blogspot.com) ha caratterizzato questa gente molto più efficacemente che con il trivialissimo evergreen "stronze". scritto da francilastrega alle 16:05 | permalink | commenti (3) Venerdì ho raggiunto l’apice... o forse dovrei parlare di nadir... alle due di notte ero in giro in tangenziale con tutta l’intenzione di andarmene via chissà dove per un po’. Poi mi sono posta la classica domanda “ma che cazzo fai?” e sono tornata indietro dai miei gatti e da Sergio. Cosa mi stia succedendo non lo so. Mi sento estranea a tutto, coinvolta maggiormente dalla playstation che da quanto mi circonda. Sento l’esigenza di qualcosa di mio da portare avanti ma sono incapace di gestire anche le bollette del gas... Vabbé. Passerà. Sabato invece è cominciato il mio fine settimana stile paperino. Harold & Maude è introvabile in videoteca. Ho preso una multa per divieto di sosta. Poi dovevamo partire per Gardaland. Io, SirJ, la Giò e Lorenzo. Alle due del pomeriggio sono cominciate le mie fughe al bagno. Attacchi di dissenteria... sì sì, proprio dissenteria, cagotto, insomma... non ci trovo niente di sconveniente. Solo che partire per Gardaland con il cagotto non mi pareva una grande idea. Rimedio: spremuta di limone all’autogrill, che mi ha chiuso qualsiasi cosa, anche la bocca. Arrivo a Castelnuovo del Garda tipo fantozzi... “Oh guarda, che figata, se ne vanno tutti, questa sera non si fa coda”... Ovvio che se ne andassero tutti... l’apertura serale del parco comincia il 20 giugno. Segue sputtanata da parte di tutti i compagni di viaggio. Ripiego su agriturismo... mangiato così così. Rientro a Mestre e supersfida a playstation con SirJ... siamo andati a dormire alle sei, con gli occhi come cinescopi. Cazzeggio domenicale con incursioni dissenteriche, proseguo della sfida, questa volta fino alle cinque. Questa mattina devo ancora svegliarmi ma il buongiorno me l’ha dato la gran testa di cazzo che mi ha distrutto lo specchietto retrovisore destro questa notte. Può bastare??? scritto da francilastrega alle 11:37 | permalink | commenti (7) venerdì, maggio 23, 2003 Sergio si stupisce sempre quando gli parlo della mia infanzia da montanara. Mi guarda con invidia quando gli racconto che alle elementari ci portavano a fare le passeggiate nei prati o sugli altipiani. Quando siamo stati a casa dei miei e l'ho scarrozzato in giro per la val di non ha bevuto acqua da ogni fontana ed ha ascoltato i miei racconti sui fiori gialli di tarassaco che fanno i ricciolini con lo stelo e ti rimangono le mani amare o sulle mie compagne che portavano le primule alla maestra. Mi ha invidiata perché noi a sciare ci andavamo due volte in settimana con la scuola, più il week end. Io da piccola sognavo la strada e la periferia ma a vedere le sue reazioni ai miei racconti comincio a sentirmi fortunata. scritto da francilastrega alle 16:04 | permalink | commenti (7) Dunque domani sera mi costruisco un po' di infanzia felice e vado a Gardaland. Oddio, dovevo andarci già la settimana scorsa, quindo non garantisco ma in linea di massima i programmi sono questi. E questa sera proiezione di Harold e Maude. Quando le cose girano secondo programma mi sento bene. scritto da francilastrega alle 14:51 | permalink | commenti Sì sono stata ancora male, care robba e morgana. Due giorni tristi e fatalmente carichi di lavoro, che ancora rabbrividisco perché consegnare degli esecutivi nella condizione mentale in cui versavo significa, inesorabilmente, comprometterne l'esito. Ripasso mentalmente tutta la trafila... i font li ho inseriti, i rifili sono a posto, il testo è convertito in tracciati, la foto in copertina è in alta risoluzione e convertita in CMYK. Eppure so che qualcosa andrà storto perché NON AVEVO LA TESTA per gestire il lavoro. Non ce l'ho tuttora ma questa mattina sono riuscita a telefonare alla telecom ed a farmi dare il resoconto delle mie insolvenze, a fare un bonifico a saldo di suddette insolvenze ed a tranquillizzarmi un po'. Non appena si verificano situazioni di questo tipo entro in crisi. Io lo dico sempre che mi serve una balia ma nessuno mi prende sul serio. Vabbé... passata anche questa. Merito anche di Sergio... eheheh ma non SirJ, questa volta... TA-TAAAA... merito di Sergio Caputo e delle parole lusinghiere che ha avuto nei miei confronti sul suo blog... per chi non ci credesse: http://sergiocaputo.blogspot.com. scritto da francilastrega alle 11:20 | permalink | commenti (3) martedì, maggio 20, 2003 Ieri sono stata a casa perché stavo male. Oggi, che invece mi sento proprio di merda, sono venuta in ufficio. Perché per me stessa il dolore fisico è degno di vacanza, quello dentro appartiene alla categoria "sono capricciosa". Dunque sto qui, con i lucciconi, a inserire foto in una stupida brochure. Questa sera il dottore mi farà i test (credo quelli con le macchie... eheheh lui non sa che io ci vedo sempre e solo farfalle...). scritto da francilastrega alle 10:01 | permalink | commenti (15) lunedì, maggio 19, 2003 Io continuo a non poterci credere: SirJ non ha mai visto Harold e Maude. Devo colmare questa enorme lacuna. scritto da francilastrega alle 19:16 | permalink | commenti (3) Quando ho incontrato per la prima volta Mattia ero a Milano con la Laura. Non era un bel periodo per me e quella vacanzina imprevista era la prima dopo tre anni davvero brutti dei quali al momento preferisco non scrivere. La scusa era che la Laura doveva tagliarsi i capelli e per lei non è mica come per me, che il parrucchiere lo vedo una volta ogni tre anni… lei a tagliarsi i capelli deve andare da Coppola… di fatto come accompagnatrice ha scelto me e lo zio suo padre ci ha sponsorizzato un hotel da favola in via Torino (Carrobbio si chiamava, lo ricordo ancora benissimo perché ho zanzato il posacenere). Dunque siamo nella hall ed aspettiamo questo suo amico. Gli amici della Laura che fino allora avevo conosciuto avevano tutti in comune una caratteristica: erano dei gran cagacazzi, brillanti come può essere brillante un varano . Quando Mattia è entrato nella hall stavo pensando proprio questo e lui non mi ha smentita. Un miscuglio tra Jim Morrison pettinato e Dylan McKay, camicia bianca, giubbottino di Numero Uno, appoggia gli occhiali sul tavolino e sospira “Che tedio, Milano”… Mioddio no, io con questo ci devo trascorrere una giornata intera, mi viene da piangere. Quando poi gli ho rivelato questo pensiero lui ha ammesso che di me ha pensato “Mioddio un’altra amica della Laura musona… questa non apre bocca neanche con l’apriscatole ed io devo sorbirmi un’intera giornata con lei”. Perché Mattia era bello. Dopo poche ore avevo capito di aver trovato un amico come pochi, con esperienze simili alle mie ed una dolcezza speciale. Bello come il sole, con i suoi boccoloni ed il sorriso perfetto. Una specie di angelo. Innamoratissimo della Laura e anche lei di lui ma a vent’anni si crede sempre che un giorno… e poi il giorno non arriva perché il cuore cede un venerdì notte in autostrada. Leopoldo era un amico di Mattia e durante quei tre giorni a Milano avevo conosciuto anche lui. Innamoratissima anch’io, non l’ho confessato per anni alla Laura, perché invece lei lo detestava. Era il millenovecento novantasei e una sera (ero in hotel anche quella volta) mi suona il telefono… Leopoldo (!!!). Stavo per saltare sul letto dalla gioia ma dal tono di voce ho capito subito cos’era successo. E adesso come faccio a dirlo alla Laura. Piangevo e mi sentivo quasi in colpa per le mie lacrime perché in effetti Mattia l’avevo visto solo tre volte in vita mia ma lo consideravo un amico come solo altre due o tre persone nella mia vita. Milano senza Mattia non mi piace più. L’ultima volta che ci sono stata a fare shopping pioveva. Sono entrata in una caffetteria ed ho pensato a lui… mi avrebbe sicuramente portato i pacchi… lui aveva accesso al centro storico in auto. Mi sono detta “Vecchio se sei qui con me fammelo sentire”. La musica jazz di sottofondo è cambiata… i Supertramp, proprio come allora. Ti voglio bene. scritto da francilastrega alle 16:59 | permalink | commenti (2) venerdì, maggio 16, 2003 "Non e' mai troppo tardi per costruirsi un'infanzia infelice" (Tom Robbins) - dal blog di sergio caputo http://sergiocaputo.blogspot.com scritto da francilastrega alle 15:33 | permalink | commenti Tanto per restare in argomento, la pagina 1 del “Manuale della figura di merda” avrei potuto scriverla io. Sempre intorno ai sedici (periodo fecondo, quello), forse qualche anno dopo, mi ero da poco iscritta ad un liceo di Trento (il terzo...). Una sera, in discoteca, conosco un gruppo di ragazzi di un paese vicino ed uno, (tra l’altro il più carino) mi dice... “Io ti ho già vista... frequenti l’Euroscuola di Trento, vero?” “Sì”. “Scuola per bacchettoni... la conosci la preside?” “Ah, la preside... magari avessi un suo poster... ci giocherei a freccette con la faccia di quella zoccola... anche tu fai l’Euroscuola? Io non conosco nessuno, sono appena arrivata...” “No no, io sono al Da Vinci (mi pare)” “Ah, e allora come fai a sapere che io sto all’Euroscuola?” "E’ perché sono spesso lì ad aspettare mia zia” “Una prof?” “No, la preside”. Segue tentativo di suicidio. scritto da francilastrega alle 15:29 | permalink | commenti (3) A sedici anni mia madre, vigliaccamente, mi costringe ad andare al ballo della Croce Rossa. Mi dice che ci sarebbero stati i miei amici e che avremmo costituito una tavolata a parte, tutta per noi. Mi infila un abito di Nazareno Gabrielli di seta nera che costava più del mio attuale stipendio (beh, ci vuole poco in effetti... ) e mi carica in macchina insieme al resto della sacra famiglia. Arrivata in questo salone super agghindato, dei miei amici non c’è traccia... loro sì che erano riusciti a non farsi fregare... in compenso chiacchero con un’amica di mia sorella che mi descrive il suo vestito (GIURO, giuro che non è una palla e che non sto esagerando) in questi termini: “sopra un corpetto tutto in PAILLARD, sotto una gonna con i VOULEVANT)... io che me lo figuro in una galleria di arte moderna con contorno di gamberetti e insalata russa... Ma la vera tragedia doveva ancora cominciare. Infatti non so come mi ritrovo seduta al tavolo d’onore, proprio di fronte alla patronessa di turno ed alla sua combriccola di zombie. Mia madre era troppo lontana per ricevere calci sotto il tavolo, dunque faccio CATTIVO viso a cattivo gioco e mi metto a pensare ai fatti miei, evitando qualsiasi interazione con i miei vicini. Dopo una trentina di portate, vendita di talloncini della riffa benefica, dolci, caffé, amaro, ma soprattutto dopo aver risposto “niente” ad una dozzina di persone che mi chiedevano “Cosa c’è, Francesca, non ti piacciono i voulevant?” (no grazie, magari provo quelli della gonna della tipa), finalmente riesco a svicolare e ad incontrare i miei amici nel baraccio vicino all’ospedale. In effetti trovarmi vestita come una bomboniera nel bettolone di turno e giocare con i videogiochi con i tacchi poteva essere un bel vedere. Di fatto mi calmo ed a fine serata torno al ballo dove mi aspettavano i miei. Naturalmente niente in quella serata poteva filare liscio e mi sento prendere a braccetto da uno degli zombie del tavolo d’onore, il quale pensa bene di insistere e chiedermi “ma prima cosa avevi, eri nervosa?” Vecchio, hai pestato la mina, ora sono cazzi tuoi. “Nooo, non ero nervosa... vengo trascinata qui con l’inganno e mi ritrovo con un sacco di gente... diciamo... ATTEMPATA che...” ma ecco un braccio intorno alla vita che mi trascina via... mia madre. “Cretina, è l’ispettore fiscale quello lì”. scritto da francilastrega alle 10:25 | permalink | commenti (3) giovedì, maggio 15, 2003 mah... speriamo che questa sera il TG5 lo conduca Sposini. scritto da francilastrega alle 12:59 | permalink | commenti (6) Robba (http://robba.blogspot.com) mi ha dedicato un post... Il suo blog mi piace per molti motivi ma oggi ne ho trovato un altro: ha i colori dei libri dell'adelphi. scritto da francilastrega alle 11:13 | permalink | commenti (1) Psicoterapeuta, non psicanalista o forse anche... la differenza tra psicologo e psichiatra mi è chiara ma queste due posizioni intermedie di psicoterapeuta e psicanalista mi mancano. Comunque il tipo dove vado dovrebbe essere psicoterapeuta. scritto da francilastrega alle 09:37 | permalink | commenti (6) mercoledì, maggio 14, 2003 Questa sera siamo da Lorenzo per la partita. Povero SirJ, oggi a pranzo era inkazzato come una pantera per questioni di lavoro... spero gli sia passata. Mi sembra così forte che non so mai come poterlo aiutare... mentre lui per me c’è sempre. Sono fortunata, almeno in questo lo sono davvero. scritto da francilastrega alle 17:37 | permalink | commenti (2) Ieri Lorenzo mi ha fatto una proposta... irrinunciabile, perfetta... lui è art promoter per un’azienda e dato che ha una valanga di contatti da visitare proporrebbe anche i miei lavori. Devo solo mettere insieme del materiale. Senza fretta, come piace a me. scritto da francilastrega alle 10:48 | permalink | commenti (2) Mi sa che questa storia dell’orario ha sollevato un vespaio. Beh in effetti se vista da fuori questa cosa di uno psicanalista (ho scoperto che non è psicologo bensì, appunto, psicanalista) che vive in campagna e riceve ad orari impensabili suona strana. Ma non è che l’ho recuperato in qualche modo sulle pagine gialle... Conosco due persone in cura da lui. Inoltre è docente universitario. Una specie di luminare, mi hanno detto. In ogni caso ieri era un’eccezione (tra l’altro magari fossero state le undici e mezzo... alla fine sono entrata a mezzanotte e mezzo!!!), la prossima volta l’appuntamento è alle nove... meglio, no? scritto da francilastrega alle 10:01 | permalink | commenti (3) martedì, maggio 13, 2003 Appuntamento con lo psicologo. Alle 23 e trenta... perché nella mia vita niente può essere normale?? scritto da francilastrega alle 15:25 | permalink | commenti (8) La scena di American Beauty, quella della danza del sacchetto di plastica. L’ho appena vissuta. In bagno. Qua confiniamo con una scuola di musica e c’era un gatto di polvere che danzava sulle note del clarino che qualcuno sta suonando di là. Sono rimasta a guardarlo, seduta sulla tazza... a volte si ritraeva... un gatto di polvere timido... scritto da francilastrega alle 15:24 | permalink | commenti (2) lunedì, maggio 12, 2003 C'è qualcuno da Infostrada che sta leggendomi da tipo un'ora... ora sono curiosa... scritto da francilastrega alle 10:48 | permalink | commenti (5) domenica, maggio 11, 2003 Childhood living is easy to do / The things you wanted I bought them for you / Graceless lady you know who I am / You know I can't let you slide through my hands / Wild horses, couldn't drag me away / Wild wild horses couldn't drag me away / I watched you suffer a dull aching pain / Now you decided to show me the same / No sweeping exits or off stage lines / Could make me feel bitter or treat you unkind / Wild horses, couldn't drag me away / Wild wild horses couldn't drag me away / I know I've dreamed you a sin and a lie / I have my freedom but I don't have much time / Faith has been broken tears must be cried / Let's do some living after we die / Wild horses, couldn't drag me away / Wild wild horses we'll ride them someday / Wild horses, couldn't drag me away / Wild wild horses we'll ride them someday / (rolling stones - wild horses) scritto da francilastrega alle 10:28 | permalink | commenti (3) sabato, maggio 10, 2003 W JUVE... scritto da francilastrega alle 19:24 | permalink | commenti (8) venerdì, maggio 09, 2003 I cuccioli... mia zia Ivana ha un barboncino che ancora non ho visto. Sarà al settimo cielo. E la gatta della Mik questa mattina alle quattro ha partorito tre gattini. Per qualcuno la primavera è ancora la primavera... scritto da francilastrega alle 17:04 | permalink | commenti (2) oggi è già venerdì ed io sono costernata per il mio weekend che potrebbe essere il più noioso degli ultimi diue anni. Oppure il più sfavillante / radioso... di fatto non c'è niente in programma e non mi va di imbruttirmi sul divano mangiando schifezze e fumando l'impossibile. scritto da francilastrega alle 12:24 | permalink | commenti (5) giovedì, maggio 08, 2003 leave a message after the bip. scritto da francilastrega alle 19:40 | permalink | commenti (3) "Cade la foglia quando ne ha voglia." (M. Marchio) ecco qualcuno che non brama di "condividere la propria piccola vita e le proprie meste esperienze, nella speranza che qualcuno un giorno lo aiuti a evadere dalla sua grigia quotidianità." Almeno questo è quanto sostiene l'autore.... MIODDIO scritto da francilastrega alle 18:10 | permalink | commenti (1) mi scrive, via email, tale marcello: "ciao, esattamente cosa ti spinge a scrivere dei cavoli tuoi on line?" Un ego smisurato, naturalmente. scritto da francilastrega alle 16:42 | permalink | commenti (9) Quando ero piccola si chiamava “Grana”. E non c’era distinzione tra parmigiano, padano ecc. Mia nonna me lo faceva grattuggiare e mi ha insegnato che bisogna avere la mano leggera e veloce. Se ne chiedevo un pezzetto mi rispondeva “Poco perché costa”... mia madre rideva perché quando me lo dava lei ci pensavo io all’economia domestica e ribadivo il concetto del “caro-grana”. Ogni volta che sono a pranzo da sirj e vedo la scatola gialla tupperware piena di grana mi torna lo scrupolo. Credo che sia l’unica cosa al mondo sulla quale risparmio. Ah no, c’è anche la fatica. scritto da francilastrega alle 16:34 | permalink | commenti (2) Pausapranzo. Riflessione: fra cinque anni che cosa starò facendo (se ci sarò ancora, chiaro)? Un'ipotesi probabile è che mi starò lamentando di qualcosa. scritto da francilastrega alle 13:06 | permalink | commenti (6) Quegli stronzi altoatesini continuano a mettermi i pali tra le ruote. Continuo a chiedermi come ho fatto a vivere lì per sei anni... maledetti presuntuosi ignoranti scansafatiche. A loro è tutto dovuto, sempre... CERTO, altrimenti mettono le bombe e tagliano le ruote... ma verrà un giorno in cui l'italia smetterà di sborsare e sborsare per tenerli buoni... voglio vedere allora cosa faranno della loro celebratissima heimat. E gli italiani che stanno lì, naturalmente, hanno appreso tutte queste loro belle qualità. Un raudi nel c... arschloch, altroché!! scritto da francilastrega alle 12:07 | permalink | commenti Qua dentro ascoltano sempre 105. Che a me, ovviamente, fa cagare. scritto da francilastrega alle 11:53 | permalink | commenti (2) «Eppoi non ci scordiamo che "California" fa rima con "Sbornia".» (sergio caputo su http://sergiocaputo.blogspot.com) scritto da francilastrega alle 10:18 | permalink | commenti mercoledì, maggio 07, 2003 A dodici anni ho fatto una broncopolmonite.Era dicembre, mi pare,perché in quel periodo i miei ci portavano a Monaco per fare shopping natalizio. E infatti tutta la mia sacra famigliola è partita per Monaco mentre ero malata ed ha pensato bene di parcheggiarmi a casa di un cugino medico. Un pazzo sadico con la fissa della macrobiotica. Per me che a dodici anni ero, bronchi a parte, una bambina di sana e robusta costituzione cinque giorni ad alghe e riso integrale insipido erano una follia, ma sono sopravvissuta. Le sue bambine un po’ meno. Quando mi hanno vista con una scatola di tictac in mano avevano i lucciconi Naturalmente, le ho fatte giurare e spergiurare di non dirlo a quello psicopatico del loro vecchio ed ho regalato loro i tictac. Due volte le hanno ricoverate per malnutrizione. Poi, finalmente, ho visto la moglie del medico in PIZZERIA una sera: separata e guarita. scritto da francilastrega alle 15:56 | permalink | commenti (6) Io mi paro il culo / Tu ti pari il culo / Egli si para il culo / Noi ci pariamo il culo / Voi vi parate il culo / Essi si parano il culo. E questo è solo il presente indicativo. Esiste un passato prossimo, un passato remoto. Esiste anche la forma passiva, naturalmente. E, temo, esiste anche il futuro. Bella roba. scritto da francilastrega alle 12:54 | permalink | commenti (4) Quella maledetta sensazione di stare sulle palle alla gente a volte mi perseguita. Non è di per sé lo stare sulle palle a qualcuno, mi sembra inevitabile, bensì non averne la certezza. Se mi venisse detto direttamente “sei una stronza” o roba del genere mi infastidirebbe molto meno. Sono quegli sguardi misto “io ti sopporto perché mi tocca / andiamo in vacanza insieme” che mi disorientano. Beh, potrei dare per assunto che passo per stronza e rispondere comunque a modo. Occhiata ambigua? Fanculo idiota. Parolina mezza detta? Fottiti.... MI PIACE!! scritto da francilastrega alle 11:00 | permalink | commenti (6) martedì, maggio 06, 2003 Sono diventata povera!! Sfoglio l'agenda dell'anno scorso e vedo che in questi giorni ero indaffarata a trovare la lampada di castiglioni... questa sera, soltanto un anno dopo, sono indaffarata a trovare i soldini per la pappa dei mici... scritto da francilastrega alle 16:09 | permalink | commenti (7) Io oggi avrei dovuto seguire il mio istinto e rimanere nel letto di SirJ con i miei gatti. scritto da francilastrega alle 15:18 | permalink | commenti HO BISOGNO DI UNA SIGARETTA! scritto da francilastrega alle 12:29 | permalink | commenti (4) Ma se raccolgo i punti della ritzla, a consegnarmi la maglietta poi viene un fattorino su una macchina verde petrolio con scritto in giallo GdF? scritto da francilastrega alle 10:58 | permalink | commenti (5) Mi ha scritto Dieter. Però io ho volutamente tagliato i ponti con tutto ciò che concerne l'Alto Adige. Ora devo decidere se fare un'eccezione. scritto da francilastrega alle 10:41 | permalink | commenti (6) lunedì, maggio 05, 2003 Vabbé, sarò interattiva. Il weekendone a casa dei miei è andato. Andato bene, intendo. Meglio di qualsiasi previsione. La mattina del giovedì sono entrata in crisi, con depressione, piantini e tutto il resto. Mi odio quando mi lascio andare ma purtroppo è più forte di me. Quando ci sono di mezzo i miei mi capita sempre. Ma non ho intenzione di scrivere in merito. Dunque giovedì pomeriggio sono partita. Occhi gonfi e jeeppone stracarico che sembravo una di quelle famiglie tedesche che arrivano sul lago di Garda portandosi da casa anche gli stuzzicadenti. Non era colpa mia: mia zia ha pensato bene di riempirmi la macchina con lettini, seggioloni, biancheria, 6 scatoloni di vino ed altro che ora non ricordo, tutto per mio nipote. In più c'erano, appunto, SirJ ed i gatti che, naturalmente, hanno pensato bene di festeggiare l'occasione pisciando nel trasportino. Arriviamo la sera e la cena va via abbastanza liscia, SirJ ha avuto la meglio sulla sua timidezza ed è riuscito a proferire qualche frase. Mio padre è stato un vero gentleman e mia madre a modo suo (a parte il LEI iniziale) ce l'ha messa tutta. Io dal mio canto mi sono improvvisata guida turistica ed ho scarrozzato SirJ per tutta la val di non, val di sole e val rendena... nell' ordine: cles, tuenno, cunevo, laghetto di flavon, passo tonale, madonna di campiglio, cascate del nardis in val di genova (che l'ultima volta che ci sono stata avevo tipo sette anni). In ricognizione, naturalmente, per lo sci estivo. Vabbé, è andata anche questa. Ora sono tornata e qui a Mestre fa un caldo della madonna. Cosa farò per riprendermi? Troppo facile. Talmente facile che non lo scrivo. scritto da francilastrega alle 20:32 | permalink | commenti (1) |
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